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Anche l’Intelligenza Artificiale può essere collaborativa

Se la prospettiva dei robot che dominano il mondo, retaggio di un certo tipo di fiction fantascientifica, è stata superata, lo stesso non si può dire dei posti di lavoro persi a causa della sempre crescente automazione. Molte delle domande sulla tecnologia che ci siamo posti negli ultimi 20 anni hanno ormai trovato risposta: molte nuove ci attendono, più interessanti da un lato e più preoccupanti dall’altro. Le macchine oggi svolgono efficacemente non solo attività di tipo strategico e razionale, ma anche di tipo creativo, prima esclusiva degli esseri umani. L’incapacità di provare emozioni non li ha fermati, d’altro canto hanno un corpo (robot) e una mente (Intelligenza Artificiale, AI). Non possono provare emozioni, ma sicuramente le comprendono ormai meglio di noi.

L’AI non è programmata per ‘fare’, ma per imparare”, spiega Federico Rusconi, Direttore Marketing di Saep, gruppo che da 40 anni accompagna le aziende nei percorsi di Digital transformation. “E se prima o poi imparasse che l’essere umano non è necessario?”. Ecco dunque che la tecnologia diventa un’arma a doppio taglio: la vera sfida nel prossimo futuro è quella di creare AI collaborative, sostenibili e non sostitutive per l’uomo.

Macchine sostitutive, competitive o collaborative

Allo stato attuale esistono tre tipi di robotica: sostitutiva, competitiva e collaborativa. L’aggettivo “collaborativo” viene comunemente impiegato nel campo della robotica, mentre per l’AI viene utilizzato il termine “competitivo”. Si parla di AI competitiva poiché si tratta di una tecnologia che mette in competizione l’uomo nei ruoli e compiti finora assegnatigli. “Molto spesso lo stimolo a migliorare si traduce in una ‘corsa’ costante per gli operatori, che devono raggiungere i propri obiettivi e mantenere gli standard qualitativi in una competizione impari”, commenta Rusconi. Così l’innovazione che da sempre l’automazione porta con sé (già a partire dalle prime rivoluzioni industriali) rischia, secondo il manager, di trasformarsi in ‘disruptive’.

“È necessario prendere consapevolezza dei rischi della tecnologia e correggere la rotta”. Un robot, infatti, non desta particolari preoccupazioni poiché è programmato dall’uomo per svolgere una determinata attività. L’AI, invece, può imparare sempre nuovi task, arrivando in futuro a sostituire il 100% della forza lavoro operativa. Inoltre la tecnologia sta acquisendo molta credibilità in sempre più settori, che si affidano all’AI per un numero crescente di attività.

Da AI sostitutiva ad AI collaborativa

Come per i robot, ciò a cui bisognerà tendere è l’idea di un’AI che non vada a sostituire l’uomo, né a mettersi in competizione con lui, ma che ci collabori per rendere più efficace e produttiva la vita lavorativa (e non solo). “Al momento l’AI rimane un tipo di intelligenza sostitutiva”, prosegue Rusconi. L’obiettivo per il prossimo futuro dovrebbe essere lo sviluppo di un’AI che impari a collaborare con l’essere umano, non che lo sostituisca.

“Ciò che ci auguriamo” conclude Rusconi “è che si applichi la stessa filosofia di sviluppo utilizzata per la robotica collaborativa, in modo da rendere l’AI una soluzione che lavori in un contesto di continua sinergia con l’essere umano, non andando quindi a sostituirlo, ma affiancandolo nelle attività quotidiane per aumentare il potenziale e il valore dei servizi offerti”.

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