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Amica o amica di colore?

Hermine è una ragazza nata a Pargi da una famiglia originaria del Congo, ha la pelle scurissima e si muove con un’eleganza naturale. Ha conosciuto Andrea, figlio di una coppia di amici, in Belgio e sono arrivati insieme dai genitori al mare. Organizziamo un comitato d’accoglienza e li aspettiamo per cena in un ristorante all’aperto, gli amici che passano si fermano a salutare. Hermine inizia a raccontare degli studi in scienze politiche che sta portando a termine, dei progetti professionali che stanno prendendo forma. Facciamo le stesse le domande ad Andrea che ha concluso il suo stage al Parlamento Europeo e l’ha invitata a passare qualche giorno in Italia dove non era mai stata. Hermine ha mani lunghe e affusolate e una voce bellissima, che si carica di charme quando passa dall’inglese al francese per conversare con tutti. Vorrebbe fare un’esperienza in Giappone, certamente riuscirà. È rassicurante vedere ragazzi che si muovono con disinvoltura nel mondo, che dimostrano capacità progettuale e determinazione. È bello vedere ragazzi capaci di cogliere opportunità, ovunque si presentino. È bello vedere ragazzi che frequentano altri ragazzi ignorando barriere di etnie, colore della pelle o altre diversità.

È bello vedere che per questi giovani le barriere non esistono proprio, nemmeno come argomento di discussione mentre la nostra è una società che fatica a superare vecchi stereotipi e dove, ancora, prosperano discriminazioni. Una delle più rilevanti, quella verso il genere femminile, ha bisogno ancora di molte battaglie per essere superata. Le donne non combattono ad armi pari: le donne, mamme, sono disincentivate in tutti i modi possibili a portare avanti il loro percorso di carriera. Il fatto non è chiaramente esplicitato ma se una famiglia, una mamma, non possono contare sui servizi che consentono di gestire lavoro e maternità ancora oggi, all’alba del terzo decennio del XXI secolo, la più penalizzante delle discriminazioni è destinata a non essere superata.

Battersi per una legge che tuteli le minoranze è sacrosanto ma forse il problema siamo noi che diamo ossessivamente delle etichette. Tornando ai giovani, la vicenda che ho raccontato riguarda un episodio singolo, da cui potrebbe essere azzardato trarre conclusioni generalizzate; è tuttavia segnale di una nuova mentalità e può essere letta in due modi: dire che Ermine è l’amica di Andrea oppure dire che Ermine è l’amica di colore di Andrea. Esattamente come è accaduto alle olimpiadi, dove due italiani ci hanno regalato due ori in 10 minuti. La differenza tra i due? Uno è Italiano e basta. L’altro ha la pelle più scura, è un ‘italiano nero’, espressione che, come ha giustamente rilevato Aldo Cazzullo sulle pagine del Corriere della Sera, perderà di significato come non avrebbe significato dire ‘italiano bianco’. Attraverso millenni di migrazioni le etnie si sono mescolate e fuse e sembra antistorico rivendicarle. Ce lo ricorda Grazia Deledda nella poesia Noi siamo sardi dove nei primi versi scrive: “Noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi”. Il razzismo però esiste e non dimentichiamo che nella nostra Italia ci sono giovani come Seid che si tolgono la vita perché, come ha scritto nella lettera testamento che ha lasciato, ‘sentono sulle spalle il peso di sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone’. Seid era nato in Etiopia e cresciuto con la famiglia adottiva nel nostro Paese. Se non ci rispecchiamo in questa Italia dobbiamo cambiare sguardo. E pesare le parole.

 

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