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title: AI, il ruggito del Leone
description: Ho assistito per via digitale alla presentazione della lettera enciclica di Papa Leone XIV dal titolo Magnifica Humanitas. La diffusione in streaming offre già di per sé motivo di riflessione.
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date: 2026-06-04
author: Lorenzo Sernicola
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# AI, il ruggito del Leone

![AI, il ruggito del Leone](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/06/Enciclica_Papa-kZBXGz.jpg)

Ho assistito per via digitale alla presentazione della **lettera enciclica di Papa Leone XIV dal titolo *****Magnifica Humanitas***. La diffusione in streaming offre già di per sé motivo di riflessione. Si può notare come lo stesso nome di dominio – “vatican.va” – parli già di **accettazione succube dell’inglese**. Lo Stato del Vaticano avrebbe potuto ben registrare il nome di dominio “vaticanus.va”…

È stata invece **scelta, in modo pedestre e succube, la parola inglese**. Permettendo l’accesso al sito anche digitando “vaticanus.va” si sarebbe affermata l’autonomia, la distanza, la differenza da ogni potere temporale. **Il latino mantiene ancora un valore simbolico**, ma si è scelta la lingua dell’imperialismo oggi dominante. Infatti, anche gli interventi dei partecipanti al convegno di presentazione – salvo due in italiano – sono stati fatti in inglese. Quale che fosse la lingua natale del parlante.

**Che cosa c’entra tutto questo con la *Magnifica Humanitas*?** C’entra moltissimo. Non solo il convegno di presentazione aveva **l’inglese come lingua di riferimento**. C’è di più: *Magnifica Humanitas* è la prima enciclica di cui non esiste versione latina: **il latino è sostituito dall’inglese**. Se provassimo a tradurre il latino, potremmo sentir riecheggiare in ogni parola, in ogni discorso, una antica tradizione. Se considerassimo alla pari ogni lingua parlata da umani, **ogni versione porterebbe in sé il riverbero di una cultura**. Invece accettiamo ormai l’inglese. Dispiace che a fare questa scelta sia stato Leone XIV, visto il suo passato di missionario.

**Non potendo parlare in ogni lingua del mondo**, scegliendo di non pronunciare l’allocuzione in latino e scegliendo di non usare **l’italiano, la lingua del Vescovo di Roma usata da ogni Papa**, l’attuale Pontefice ha parlato in inglese. È sì la sua lingua materna, ma resta l’ambiguità, perché è anche la ‘lingua dell’impero’. **È la lingua attraverso la quale parlano tra di loro i potenti del mondo**, cioè coloro ai quali la Chiesa intende opporsi rivolgendosi ai ‘‘poveri di spirito’, e parlando in loro nome.

### Disarmare l’Intelligenza Artificiale

Nell’enciclica c’è molto – anzi: moltissimo – di buono. **È un testo coraggioso**. Possiamo intendere come espressione sintetica di questa **posizione ferma, risoluta, anche audace**, il punto 111. Ha ribadito la centralità di questo punto lo stesso Pontefice nelle parole pronunciate nel convegno di presentazione. **Ogni cittadino del Pianeta può riconoscersi in queste parole**. Può farle proprie. Può ringraziare il Pontefice per averle pronunciate. Ma resta aperta una pericolosa ambiguità, che vedremo a breve.

“Vorrei, infine, usare una parola che mi sta a cuore: ‘disarmare’. **Disarmare l’Intelligenza Artificiale (AI) significa sottrarla alla logica della competizione armata**, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. **È la corsa all’algoritmo più performante** e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri”.

“Disarmare vuol dire **rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare**. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma **impedirle di dominare l’umano**. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla **pluralità delle culture umane e delle forme di vita**. Il compito, oggi, non è solo etico o tecnico: è ecologico nel senso più radicale, perché chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune. **L’AI è già ambiente in cui siamo immersi** e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale”.

## L’élite del potere digitale

Nell’enciclica si dice con chiarezza, in più luoghi del testo, che “**le innovazioni tecnologiche – compresa l’AI – non sono neutrali**”: “Non possiamo considerare l’AI moralmente neutra”. Le tecnologie delle quali l’AI è manifestazione esemplare sono, infatti, **manifestazione di un dominio politico**, biopolitico, sociale. Ora l’opera di Leone XIV parla chiaro **contro Governi e singoli leader che scatenano guerre e che reprimono e affamano il popolo**. Allo stesso tempo l’enciclica riconosce coraggiosamente che la nuova, la vera classe egemone di oggi non è la tradizionale classe politica e non è neanche la classe degli imprenditori e degli investitori finanziari: **la classe egemone di oggi è quella dei creatori e governatori del codice digitale**.

Che cosa dice l’enciclica a proposito di questa casta? Se ne parla in più punti. Per esempio: “Uno speciale **appello rivolgo a coloro che sviluppano le AI**. L’innovazione tecnologica può essere, in un certo qual modo, una forma umana di partecipazione all’atto divino della creazione. Gli sviluppatori portano dunque un **particolare peso etico e spirituale**, poiché ogni scelta progettuale esprime una visione dell’umanità. Come l’autore di un’opera artistica o letteraria è tenuto a considerare i valori che essa esprime, così essi sono chiamati a trattare con la dovuta serietà i **valori che infondono nei loro progetti**: con trasparenza, con responsabilità verso le comunità coinvolte e con attenzione a verificare che ciò che viene coltivato sia davvero un bene”.

Come interpretare queste frasi? Sembrano **viziate da una pericolosa ambiguità**. Cosa sta dicendo il Pontefice: sta accettando una **situazione di dominio irreversibile**? Sta proponendo ai membri della casta oggi veramente dominante un patto, o li sta **invitando a una conversione?** Questo, tra i punti 110, 111 e successivi, è anche lo snodo che segna l’intera enciclica. Infatti di lì in poi l’argomento cambia repentinamente, allargandosi a ciò che, sostiene il Pontefice, veramente conta.

## Custodire l’umano al tempo dell’AI

**Custodire l’umano nei tempi dell’AI**: questo è, in realtà, l’argomento dell’enciclica. Dignità umana, libertà umana, responsabilità umana… Valori messi in discussione da  quel tipo di tecnologie di cui la cosiddetta AI è oggi la manifestazione esemplare. **Questa tecnologia è il prodotto volontario del lavoro** di coloro che, dice l’enciclica, “sviluppano le AI”. Qui però c’è una ambiguità, perché il Pontefice non dice nulla del come possa e debba manifestarsi **l’impegno etico di tecnologi, computer scientist, ingegneri dell’interfaccia**.

Esistono due vie. Dispiace non tanto che il Papa indichi una o l’altra via, quanto che **Leone XIV non parli con la chiarezza con la quale si è espresso a proposito di pace e di guerra**. Il Papa ora si esprime con la stessa cristallina, evangelica fermezza di fronte a coloro che sviluppano le AI, che sono i nuovi potenti della Terra? Restano dei dubbi. Certamente nell’enciclica si leggono **parole chiare e aliene da qualsiasi compromesso**. Basta ricordare le opposte metafore che appaiono a più riprese: Torre di Babele o, all’opposto, Mura di Gerusalemme costruite insieme.

“**Non possiamo considerare l’AI moralmente neutra**. In realtà, ogni artefatto tecnico porta con sé scelte e priorità: ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni. Se un sistema è concepito o impiegato in modo da **trattare alcune vite come meno degne o da escluderle senza possibilità di appello**, esso non è un semplice strumento ‘da usare bene’: introduce già un criterio che **contraddice la dignità inalienabile della persona**. Per questo, il discernimento etico non può limitarsi a domandare se usiamo un certo sistema per uno scopo buono o cattivo, ma deve anche chiedersi come esso venga progettato e **quale idea di persona e di società risulti inscritta** nei dati e nei modelli che lo guidano”.

E va notato che qui l’enciclica rimanda ad ***Antiqua et nova*, la Nota sul rapporto tra AI e intelligenza umana** emanata a gennaio 2025 dai Dicasteri Vaticani per la Dottrina della Fede e per la Cultura e l’Educazione: un documento per certi versi più incisivo dell’enciclica stessa.

Dunque il Pontefice dice che **le cosiddette AI portano in sé** le scelte e le priorità e le idee di persona e società di chi le ha concepite. È qui in gioco una questione cruciale, lucidamente enunciata già nella parte iniziale del documento, nel paragrafo 3: “**Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione**. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti Governi. **Il potere tecnologico assume così un volto inedito**, prevalentemente ‘privato’ e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune”.

## L’appello alla cautela

È una situazione inedita, che **impone gravissime riflessioni**. Se così è, poco effetto potranno avere le norme stabilite da enti internazionali e da Stati sovrani. Che cosa propone il Pontefice? Mi pare lasci aperta la strada per due differenti cammini. **Da un lato il patto**. È la via perseguita in anni scorsi da alcune correnti vaticane: la *Rome call for ethics AI*, proposta a febbraio 2020 dalla Pontificia Accademia per la Vita, subito sottoscritta da IBM e Microsoft e poi da altre grandi vendor digitali. L’aspetto cruciale dell’iniziativa vaticana sta nel non rivolgersi non agli esseri umani tutti, non ai cittadini del Pianeta, ma **ai nuovi potenti del mondo**.

**Le autorità vaticane si sono rivolte a imprese e i tecnici impegnati** nello sviluppo di “sistemi di AI”: “I promotori dell’appello esprimono il loro desiderio di lavorare insieme”, contribuendo insieme, autorità ecclesiastiche, grandi imprese digitali, tecnologi, computer scientist, ingegneri dell’interfaccia, **all’etica e al bene dell’umanità**. Pur evitando accuratamente di usare la parola “algoretica”, che è il simbolo di questa ricerca di patto e collaborazione, mi sembra **l’enciclica resti in vari punti vicina a questo approccio**.

Più chiara e netta mi pare la posizione manifestata dai Dicasteri Vaticani per la Dottrina della Fede e per la Cultura e l’Educazione nella *Antiqua et nova*, dove già all’inizio ci si avvicina all’etica per una via del tutto differente da **ciò che propone la *Rome call for ethics AI***. Si legge infatti nel paragrafo 3: “La presente nota affronta le questioni antropologiche ed etiche sollevate dall’AI, **questioni che sono particolarmente rilevanti** in quanto uno degli scopi di questa tecnologia è di imitare l’intelligenza umana che l’ha progettata”. Risulta evidente che questa posizione è il **contributo più efficace ed auspicabile che la Chiesa Cattolica** può offrire, di fronte all’avvento delle AI. Non è la proposta di un patto tra istituzioni, ma **l’invito a una conversione**.

Diverso è il caso dell’enciclica: c’è un **invito, rivolto a ogni essere umano**, alla cautela di fronte a una tecnologia così invasiva, alla difesa della libertà di scegliere se e quando e come usare la macchina… Poi c’è **l’invito rivolto a ogni tecnologo**, a ogni computer scientist, a ogni ingegnere di riflettere, confrontandosi con la propria etica. L’invito è di chiedersi: **che cosa sto facendo?** Di questo parla, in fondo, l’opera di Leone XIV.

## Riscoprire la coscienza civica

Per scendere terra terra si può dire: **Dario Amodei, CEO di Anthropic, non è migliore di Donald Trump**, Presidente degli Stati Uniti d’America. C’è anzi da temere più il primo del secondo. Trump è portatore di strategie e progetti disumani e deliranti, eppure **il suo mal usato potere almeno gode di contrappesi**: l’equilibrio tra poteri di una democrazia retta da una Costituzione, il contropotere rappresentato dagli organi di informazione. **Il potere di Amodei è invece assoluto**. Non è un gran merito negare un’arma al Ministero della Guerra degli Stati Uniti. L’arma, più potente di quella nucleare, resta nelle mani del privato.

Di questo **potere tecnologico privato parla in modo chiaro l’enciclica**. Non leggiamo nell’enciclica una, pur larvata, proposta di patto a tutti gli Amodei; c’è da leggere una **denuncia dell’abnorme potere**. I computer scientist di cui dobbiamo ascoltare la voce non sono i vari Amodei, sono invece quelli che si interrogano su ciò che stanno facendo, che scendono dal pulpito, **tornando a essere cittadini**, e come tali si interrogano sul senso delle macchine che hanno costruito.

L’enciclica ci invita a **tornare a quella consapevolezza del nostro comune ‘esseri umani’**. Consapevolezza che inizia già a essere **soffocata nel parlare l’inglese da stranieri**. E forse anche nello scrivere encicliche in… inglese.

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