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Conoscere le persone e tradurre la conoscenza in vantaggio competitivo per l’azienda. Ma come fare per conoscere le persone che lavorano con noi? E soprattutto, come stimolare le persone a farsi conoscere, a parlare di sé?
Conosciamo dettagliatamente la storia aziendale e il percorso di crescita di alcuni dei nostri dipendenti –i cosiddetti talenti–. Di altri sappiamo molto poco. In particolare, sappiamo poco delle motivazioni, dell’atteggiamento di fronte al lavoro, dei valori. Aspetti che si rivelano strategici nel momento in cui si devono ricercare profili per ricoprire posizioni chiave. Il tema di oggi, allora, è capire come spingersi oltre, come individuare le persone su cui investire, come accorciare le distanze tra l’azienda e le persone.
Quale allora il ruolo delle tecnologie?
Fornire strumenti –ciò che si chiama Data Mining, Business Intelligence, Information Retrieval– per portare alla luce quello che le persone sanno, e magari non dicono esplicitamente. E anche per mantenere viva la voce di persone che oggi non sono più presenti in azienda. Le tecnologie, dunque, come utensile che trarrebbe grande vantaggio a utilizzare chi si occupa di Risorse Umane. Per leggere i dati e tradurli in valore.
Ne hanno parlato con il Direttore Responsabile di Persone&Conoscenze, Francesco Varanini:
- Pietro Betto, Business Development Manager HR Applications, Sas
- Pietro Brunetti, Direttore Gestione Personale, Atm
- Alessandro Preda, Direttore Sviluppo Organizzativo, Gruppo Autogrill
- Alberto Signori, Organizational Development Manager, Brembo
- Laura Vittani, Responsabile Formazione, Camera di Commercio di Milano
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